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	<title>Centro di Psicologia Legale &#187; Dott.ssa Loretta Cavazzini</title>
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	<description>Avvocati, medici legali e psicologi al tuo servizio.</description>
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		<title>Fobie, attacchi di panico: combatterli è possibile.</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Mar 2010 14:32:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott.ssa Loretta Cavazzini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La fobia specifica, conosciuta in precedenza come fobia semplice, è definita attraverso il seguente set di criteri diagnostici (DSM-IV): paura marcata e persistente, eccessiva o irragionevole, provocata dalla presenza o dall&#8217;attesa di un oggetto o situazione specifici (es volare, altezza, animali, ricevere un&#8217;iniezione, vedere sangue). Punto centrale della questione a mio avviso non è tanto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1023" title="Fobie, attacchi di panico: combatterli è possibile." src="http://www.psicologialegale.it/wp-content/uploads/2009/01/immagine9.jpg" alt="" width="400" height="196" /></p>
<p>La fobia specifica, conosciuta in precedenza come fobia semplice, è definita attraverso il seguente set di criteri diagnostici (DSM-IV): paura marcata e persistente, eccessiva o irragionevole, provocata dalla presenza o dall&#8217;attesa di un oggetto o situazione specifici (es volare, altezza, animali, ricevere un&#8217;iniezione, vedere sangue).<br />
Punto centrale della questione a mio avviso non è tanto mettere a fuoco e capire cosa abbia originato tale paura, quanto comprendere ciò &#8211; che nel presente &#8211; ne favorisce il suo mantenimento, o  quali comportamenti, azioni e pensieri  ne sono alla base, indipendentemente da ciò che l&#8217;ha generata inizialmente.<br />
La persona che ha una fobia specifica a volte crede che la sua paura sia assurda, infondata e spesso  prova vergogna a sentirsi così.<span id="more-1022"></span></p>
<p>La reazione che si determina è quindi una reazione a catena che può iniziare con l&#8217;insorgere di    pensieri pessimistici dai quali poi scaturiscono sensazioni di impotenza fino a veri e propri stati depressivi. Processo che generalmente si verifica nel momento in cui ogni tentativo di curare autonomamente la propria paura, o di sopportare l&#8217;ansia che deriva non va a buon fine. Si crea in questo modo un circolo vizioso che alimenta piuttosto che fornire soluzioni al problema.</p>
<p>Tale meccanismo disfunzionale porta la persona a soffrire in anticipo dell&#8217;ansia relativa all&#8217;oggetto della fobia e si definisce appunto ansia anticipatoria che potremmo definire ancora meglio come  paura della paura. Da tale situazione spesso la persona tenta di liberarsi evitando l&#8217;oggetto o la situazione che le producono ansia o crisi di panico propriamente dette e descritte, da chi le soffre come una crisi isterica, nervosa &#8230;Ma non essendo evitabili con facilità tutti gli stimoli: oggetti o situazioni, che conducono alle fobie, la persona si sente spesso in imbarazzo evitando così anche le relazioni sociali e/o limitando le proprie attività (accade spesso, quando le fobie sono legate a situazioni, a luoghi, persone o mezzi di trasporto).</p>
<p>La richiesta, da parte di chi soffre di questi disagi, dell&#8217;intervento di uno psicologo a volte è bloccato a causa dell&#8217;imbarazzo che provano anche solo al pensiero che il loro problema sia ritenuto assurdo; altri pazienti pensano che lo psicologo non possa realmente aiutarli ma, attualmente, il trattamento psicologico è il mezzo più efficace, più breve e soprattutto non richiedente l&#8217;intervento farmacologico per la risoluzione di quasi tutte le forme fobiche e fobiche-ossessive.</p>
<p>La maggior parte delle persone che soffrono di forme fobiche non presentano una sola fobia “monofobia” ma più fobie contemporaneamente  e spesso un forte stato di ansia in molte situazioni che potrebbero rivelarsi imbarazzanti. Anche in questo caso, come spesso accade per le situazioni d&#8217;ansia, sono molte le persone fanno uso di ansiolitici. Chi invece ne ha paura finisce per credere  che la cura del suo problema sia impossibile.</p>
<p>Lo staff di Psicologia Legale &#8211; contattabile per eventuali consulenze inviando una e.m. all&#8217;indirizzo <a href="mailto:info@psicologialegale.it">info@psicologialegale.it</a> o chiamando il numero 067809928 &#8211; non utilizza metodologie di esposizione allo stimolo fobico per la terapia di questi disturbi, ma tecniche di comunicazione che mirano ad interrompere il circolo vizioso disfunzionale. Si chiede infatti l&#8217;aiuto del paziente stesso in fase preliminare per valutare il problema e successivamente per risolverlo.<br />
L&#8217;obiettivo è la risoluzione delle fobie in tempi possibilmente brevi associata ad un incremento del senso di volizione ed il recupero della serenità nell&#8217;affrontare le situazioni alle quali   quotidianamente la vita ci espone.</p>
<p><strong>Loretta Cavazzini</strong></p>
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		<title>Famiglia e prevenzione del disagio minorile</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Dec 2008 07:38:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott.ssa Loretta Cavazzini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 29 novembre i carabinieri della Compagnia di Tivoli hanno colto in flagrante ed arrestato due  ragazzi rispettivamente di 14 e 17 anni, che avevano messo a segno una rapina ed avevano malmenato due coetanei nel parcheggio del Centro Commerciale Roma Est, a Ponte di Nona, alle porte di Roma. Il problema della delinquenza minorile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-906" title="famiglia e diritto minori" src="http://www.psicologialegale.it/wp-content/uploads/2008/12/images.jpg" alt="" width="400" height="267" /></p>
<p>Il 29 novembre i carabinieri della Compagnia di Tivoli hanno colto in flagrante ed arrestato due  ragazzi rispettivamente di 14 e 17 anni, che avevano messo a segno una rapina ed avevano malmenato due coetanei nel parcheggio del Centro Commerciale Roma Est, a Ponte di Nona, alle porte di Roma.</p>
<p>Il problema della delinquenza minorile è in evidente aumento e le cronache ne riferiscono sempre  più episodi; sembra quasi che ci sia stato un graduale intreccio tra il bullismo, che continua comunque a persistere, ed episodi di devianza giovanile vera e propria che avvengono al di fuori degli edifici scolastici.<br />
Una precisazione però mi sembra doverosa e cioè che non va confuso o unificato il concetto di devianza e quello di delinquenza perché, indipendentemente dall&#8217;orientamento teorico di ciascuno, si può affermare, rispetto alla delinquenza, che se è vero che il delinquente è anche un deviante, un deviante non è necessariamente un delinquente: infatti, devianza e delinquenza non sono comportamenti definibili in assoluto, ma in funzione del contrasto tra determinati comportamenti e le regole sociali.<span id="more-903"></span></p>
<p>Non va persa di vista, nei casi che riguardano i minori, la responsabilità delle famiglie che andrebbero assolutamente coinvolte in modo attivo,  <strong>magari fornendo loro, quando ne ravvisassero la necessità, un sostegno ed un orientamento a livello psicologico volto ad affrontare questo tipo di problemi con i propri figli</strong>, dando ormai per scontato che prima si fronteggiano anche con l&#8217;aiuto degli esperti del settore  meno si strutturano nei ragazzi tali atteggiamenti.<br />
Occorre anche fornire ai ragazzi la possibilità di un aiuto che li conduca ad un accrescimento dell&#8217;autostima, alla consapevolezza delle proprie capacità e all&#8217;acquisizione di nuove competenze, che rafforzeranno la loro sicurezza in modo sano senza dover ricorrere a forme di violenza per affermarsi.</p>
<p>Mi sembra importante sottolineare anche l&#8217;aspetto preventivo del problema: rilevare precocemente i disagi infantili ed adolescenziali è possibile quando esiste una cultura condivisa di attenzione al mondo interno, ai bisogni evolutivi di bambini prima e degli adolescenti poi, da parte degli adulti che hanno in carico la cura, la formazione, la crescita dei minori. Sono fondamentali le competenze emotive e relazionali delle figure di riferimento di bambini e adolescenti, siano essi genitori, insegnanti o altri. Sintonizzare con il soggetto in crescita produce una relazione ricca di scambio, un ascolto in grado di intercettare e accogliere il disagio nelle sue diverse forme. Una cultura rispettosa dei bisogni evolutivi della persona in crescita e quindi dei diritti dei bambini del nostro tempo, in continuo ascolto con i reali cambiamenti degli stili di vita, dei comportamenti delle famiglie e delle persone in generale, è tale se si aggiorna sul concetto di rischio.</p>
<p>Questo concetto deve essere esteso a nuove condizioni e situazioni di quotidianità, di vulnerabilità in cui, pur in assenza di tratti organizzati di disagio, possono verificarsi forme di sofferenza, di isolamento, di marginalità dovute a nuovi svantaggi, ed a nuove difficoltà e povertà. Tutto ciò porta con se una debole qualità delle abilità cognitive, sociali e relazionali e la mancanza di possibilità di relazioni sociali, che finisce con accrescere la solitudine del bambino.</p>
<p>Dott.ssa Loretta Cavazzini</p>
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		<title>Mobbing nell’ambito lavorativo: qualche  chiarimento.</title>
		<link>http://www.psicologialegale.it/mobbing-lavorativo/2008/10/14/</link>
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		<pubDate>Tue, 14 Oct 2008 13:52:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott.ssa Loretta Cavazzini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.psicologialegale.it/wp-content/uploads/2008/10/images1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-764" title="mobbing lavorativo" src="http://www.psicologialegale.it/wp-content/uploads/2008/10/images1.jpg" alt="" width="400" height="267" /></a></p>
<p>Prendo spunto da alcuni commenti che sono arrivati nel tempo sul nostro sito di psicologia legale per fare qualche precisazione  che spero possa  essere utile a chiarire alcuni aspetti  riguardanti il mobbing nei luoghi di lavoro.</p>
<p>Il primo ad analizzare in generale tale fenomeno nel nostro Paese è stato Ege, il quale afferma che per mobbing intende “un’azione (o una serie di azioni) ripetute a lungo nel tempo, compiuta da uno o più persone (mobber) per danneggiare qualcuno (c.d. mobbizzato), quasi sempre con una precisa metodologia e con un obiettivo ben definito. La “vittima” di tali comportamenti viene letteralmente circondata ed aggredita intenzionalmente dagli “aggressori” che utilizzano tattiche comportamentali volte al suo abbattimento, sino ad arrivare nei casi più gravi al tentativo di annullamento psicologico, sociale e professionale. …</p>
<p>Il concetto appena espresso di mobbing esclude quindi dal suo campo i conflitti momentanei e occasionali e centra l’attenzione su due elementi ritenuti essenziali: l’arco di tempo durante il quale viene messo in atto il comportamento mobbizzante ed il vigore con cui tale atteggiamento persecutorio si realizza, determinando, come effetto sulla “vittima” , condizioni patologiche sul versante psichiatrico o psicosomatico.<br />
<span id="more-682"></span><br />
In altre parole, la distinzione tra conflitto sul lavoro e mobbing non consiste in ciò che viene inflitto alla vittima e sul come ciò si realizzi, ma piuttosto sulla durata e l’intensità delii trattamento vessatorio che viene realizzato.</p>
<p>Per accertare quindi un effettivo danno da mobbing bisogna effettuare una valutazione unitaria degli episodi denunciati dal lavoratore, i quali raggiungono la soglia del mobbing qualora assumano, come anzidetto, le caratteristiche di una persecuzione per la loro intensa sistematicità e la durata dell’azione nel tempo.</p>
<p>Infatti, a volte, se esaminati singolarmente, gli atti posti in essere possono risultare anche leciti, legittimi o irrilevanti dal punto di vista giuridico. Tuttavia nel loro insieme assumono rilievo se protratti nel tempo fino a causare nella vittima disturbi di vario tipo, complessivamente indicati come sindrome da stress.</p>
<p>Un esempio di mobbing sul lavoro può presentarsi così: dequalificazione della attività di lavoro a compiti banali, insignificanti, rispetto al profilo professionale posseduto; privazione di capacità decisionale ed organizzativa; reiterati trasferimenti immotivati; esclusione ripetuta dell’impiegato rispetto alle iniziative formative, di riqualificazione ed aggiornamento professionale; eccessivo controllo sulle prestazioni, tali da rendere mortificante il prosieguo del lavoro.</p>
<p>Per quanto appena detto, quindi, il mobbing è un fenomeno difficile da provare, anche perché il più delle volte si subisce in maniera subdola, rendendo ancora più difficoltosa la prova del danno subito. Occorre, perciò, in sede legale, supportare la denuncia con opportuna documentazione, con una idonea valutazione da un punto di vista psicologico per accertare di essere in presenza o meno di un fenomeno di mobbing. Solo in questo caso la vittima può richiedere un risarcimento dei danni morali, biologici… e di tutti gli altri danni riconducibili a detti episodi. Non va trascurato il fatto che, trattandosi di problematica su cui ancora non esiste un’affermata giurisprudenza, la preparazione dell’eventuale denuncia richiede un’accurata valutazione iniziale ed una documentata presentazione di elementi che siano difficilmente confutabili o attribuibili a fattori diversi da quelli che costituiscono l’essenza del fenomeno che si vuole mettere in evidenza.</p>
<p>Per richiedere una Consulenza Psicologica o Legale e per fissare un appuntamento puoi inviare una email</p>
<p>all’indirizzo info@psicologialegale.it o chiamare il numero 067809928</p>
<p>Dr.ssa Loretta Cavazzini</p>
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		<title>Revisioni delle condizioni di separazione alla luce della nuova Legge 54 dell’8 febbraio 2006 sull’affido condiviso: alcune istruzioni per l’uso.</title>
		<link>http://www.psicologialegale.it/legge-54-affido-condiviso/2008/09/28/</link>
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		<pubDate>Sun, 28 Sep 2008 15:08:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott.ssa Loretta Cavazzini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.psicologialegale.it/wp-content/uploads/2008/10/images2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-766" title="legge 54 su affido condiviso" src="http://www.psicologialegale.it/wp-content/uploads/2008/10/images2.jpg" alt="" width="400" height="242" /></a></p>
<p>Ciò che la recente Legge sull’affido condiviso intende sottolineare, tra le altre cose, è il concetto di bigenitorialità allargata, tenta cioè di creare le condizioni per le quali il minore sia agevolato nel poter frequentare, con minori vincoli, entrambi i gruppi familiari</p>
<p>L’art. 1 della L. 54/06, che sostituisce l’art. 155 del Codice Civile, al 1° comma recita: “<em>anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con ciascun ramo genitoriale</em>”.</p>
<p>Considerando come punto di partenza questo intendimento si comprende bene il concetto di capacità genitoriale e l’importanza che riveste la sua salvaguardia. Se riflettiamo su queste due parole: capacità genitoriale, esse, di per sé, non danno origine ad una definizione clinica, ma, nel caso in cui si dovessero riscontrare disturbi, disagi, distorsioni, da parte di uno o di entrambe i genitori, che potrebbero ripercuotersi sul figlio con danni o disturbi a carico di un sano sviluppo della sua personalità, possono certamente assumere una valenza clinica.<br />
<span id="more-675"></span><br />
Attualmente, nell’ambito dei conflitti coniugali che poi sfociano in separazioni, divorzi si sta verificando piuttosto diffusamente un fenomeno e cioè: numerosi genitori non affidatari, al momento della separazione avvenuta durante la vigenza della precedente Legge, stanno chiedendo la revisione delle condizioni in favore di un affido condiviso e non sempre animati dal sacro diritto ad una piena maternità o paternità ma a volte, fortunatamente poche, per motivi di natura economica, per antiche rivalse …</p>
<p>Al momento quindi di decidere all’interno dell’aula di tribunale, si richiede da parte del Giudice estrema attenzione alla verifica dell’osservanza di quanto disposto dall’art. 155 bis della nuova Legge nel quale si puntualizza, che attualmente il punto di partenza, in caso di separazione con figli minori, è l’affido condiviso; nel caso in cui invece si temessero e venissero accertate motivazioni per le quali, la figura del genitore, sino a quel momento non affidatario, fosse pregiudizievole per il minore: “<em>il Giudice può disporre l’affidamento dei figli ad uno solo dei genitori qualora ritenga, con provvedimento motivato, che l’ affidamento all’altro sia contrario all’ interesse del minore</em>”.</p>
<p>Ed ancora l’art. 2 della L. 54/06 sulle modifiche al codice di procedura civile, inserisce l’art. 709-ter. – inerente la soluzione delle controversie ed i provvedimenti in caso di inadempienze o violazioni &#8211; che prevede che “A seguito del ricorso, il giudice convoca le parti e adotta i provvedimenti opportuni. In caso di gravi inadempienze o di atti che comunque arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità dell&#8217;affidamento, può modificare i provvedimenti in vigore e può, anche congiuntamente:</p>
<ol>
<li>ammonire il genitore inadempiente;</li>
<li>disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti del minore;</li>
<li>disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti dell&#8217;altro;</li>
<li>condannare il genitore inadempiente al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, da un minimo di 75 euro a un massimo di 5.000 euro a favore della Cassa delle ammende.”</li>
</ol>
<p>Anche questo stimola l’attenzione del Giudice alla verifica della veridicità di eventuali affermazioni del genitore affidatario in via esclusiva, che tendano a presentare l’altro genitore come pregiudizievole. cercando di valutare,, con l’aiuto di consulenze, di professionisti del settore (psicologi giuridici), al di là di una eventuale psicopatologia conclamata, se esista il fondato dubbio e la possibilità che l’altro genitore possa essere ritenuta una figura negativa per il minore e possa essere fonte, egli stesso, per il ragazzo di problemi, conflitti sino ad arrivare a disturbi di natura psicopatologica</p>
<p>E’ quindi più che opportuno, per le persone coinvolte, cercare, in tempi utili, di valutare preventivamente la situazione, quando uno dei genitori decida di chiedere la revisione delle modalità di affido dei figli o si trovi a subirle, in modo da evitare passi falsi successivi e soprattutto disagi ai minori coinvolti, disagi evitabili con l’individuazione delle risorse psicologiche presenti all’interno del nucleo familiare e di ogni singolo componente della famiglia, in modo da poter apportare qualche aggiustamento o correzione alle richieste che si intendono presentare o che si è in procinto di subire. Ciò permetterà di essere indirizzati per ogni specifico caso sulle modalità di affidamento più idonee per i figli, salvaguardandoli così da ulteriori disagi e frustrazioni.</p>
<p><strong>Per richiedere una Consulenza Psicologica o Legale e per fissare un appuntamento puoi inviare una email all’indirizzo <a href="mailto:info@psicologialegale.it">info@psicologialegale.it</a> o chiamare il numero 067809928</strong></p>
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		<title>Seduzione ed Internet</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Sep 2008 13:56:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott.ssa Loretta Cavazzini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sta finendo l&#8217;estate, il tempo di vacanza che favorisce anche il tempo libero e quindi lascia spazio ai nuovi incontri, poco a poco tutti torneranno ai loro impegni, e si tornerà ad un uso maggiore di internet, un pò per necessità di lavoro e, come è invalso l&#8217;uso ormai da anni, per fare nuovi incontri, inizialmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" src="http://www.webwards.net/wp-content/uploads/2007/05/imvu_messenger_3d_chat.jpg" alt="" width="111" height="132" />Sta finendo l&#8217;<strong>estate</strong>, il tempo di <strong>vacanza </strong>che favorisce anche il <strong>tempo libero</strong> e quindi lascia spazio ai nuovi incontri, poco a poco tutti torneranno ai loro impegni, e si tornerà ad un uso maggiore di <strong>internet</strong>, un pò per necessità di lavoro e, come è invalso l&#8217;uso ormai da anni, per fare nuovi <strong>incontri</strong>, inizialmente <strong>virtuali</strong> che da un lato &#8220;proteggono&#8221; e dall&#8217;altro intrigano i protagonisti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella nostra epoca in cui i <strong>rapporti umani</strong>, costituiti dall&#8217;incontro reale di due persone, sono stati parzialmente sostituiti da <strong>approcci virtuali</strong> grazie all&#8217;ingresso di <strong>internet</strong>, la <strong>seduzione</strong> ha fatto il suo ingresso con un aspetto del tutto particolare. In un modo frettoloso, dove più che mai si cerca di eludere i tempi morti, gli uomini e le donne approfittano di questa <strong>modalità comunicativa</strong> per poter esprimere i propri <strong>sentimenti</strong>, affidandosi ad una <strong>seduzione verbale</strong> che, da sempre prevalente caratteristica femminile, ha finito per coinvolgervi anche l&#8217;uomo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle chat, per la prima volta, scrivono M. Troiano e Petrone, &#8220;fatta eccezione per l&#8217;esperienza poetica, l&#8217;uomo esprime la propria &#8211; <strong>Anima </strong>- ossia la sua parte femminile, per conquistare, sedurre,  ammaliare, senza curarsi di essere deriso.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">La seduzione, che nel mondo reale è affidata al <strong>corpo</strong>, in quello virtuale è affidata al <strong>potere evocativo</strong> delle <strong>parole</strong>. E&#8217; solo attraverso le parole e la loro efficacia che a volte si realizzano incontri per molto tempo sognati. In chat, il sogno anima la realtà virtuale, anche se talvolta il risveglio non è altrettanto gratificante.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel mondo virtuale è molto più semplice ingannare e lasciarsi ingannare: probabilmente nei chatter si cerca proprio la persona che sappia ingannarci meglio. D&#8217;altra parte, in ogniuno di loro, non si può disconoscere il compiacimento di potersi rappresentare, al di là dello schermo, come desidererebbero essere e, nel contempo, credere nella sincerità di come l&#8217;altro gli si presenta. Nel complesso, si percorre una rappresentazione immaginifica ed irreale fondata sull&#8217;<strong>inattendibilità </strong>dei compartecipanti, che spesso crolla di fronte alla realtà e di cui sovente, e nel migliore dei casi, rimane solo la dolcezza ed il ricordo di una <strong>sintonia</strong> soltanto scritta.</p>
<p style="text-align: justify;">Attraverso internet si è in grado di far propri consigli e regole il cui intento sarebbe quello di poter esercitare al meglio l&#8217;<strong>arte seduttoria</strong>: una specie di corso accelerato per principianti rivolto ad usufruire nel modo più conveniente di luoghi di <strong>incontro</strong>, delle <strong>occasioni</strong> più favorevoli, dei momenti più adatti.</p>
<p style="text-align: justify;">Internet suggerisce atteggiamenti, parole, modi di porsi che possono aiutare la sorte a volgere a favore o meno. Chi ne fa uso perciò dovrebbe necessariamente tener conto che accanto ad alcuni <strong>vantaggi</strong>, che in modo generico non possono essere negati, i <strong>rischi</strong> e le trappole nascoste sono anche numerosi e a volte difficilmente svelabili alle prime mosse.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff6600;"><strong>Per richiedere una Consulenza Psicologica o Legale e per fissare un appuntamento puoi inviare una email all’indirizzo <span style="color: #ff6600;"><a title="Richiedi info o Servizio" href="mailto:info@psicologialegale.it" target="_blank"><span style="color: #000000;">info@psicologialegale.it</span></a></span> o chiamare il numero 067809928</strong></span></p>
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		<title>Traumi ed esordi di psicopatologie nell&#8217;adolescenza</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jul 2008 17:22:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott.ssa Loretta Cavazzini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un trauma precoce nella mente del bambino appena nato o della madre (diciamo nel periodo compreso tra un anno prima e dopo della nascita) può favorire un esordio psicotico nell’adolescente. E’ infatti stata riscontrata una correlazione tra traumi precoci e fenomeni dissociativi. L’evento traumatico finisce nella memoria procedurale ossia quella delle abilità acquisite, delle abitudini, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify"><a title="trauma adolescenza" href="http://www.psicologialegale.it/wp-content/uploads/2008/07/immagine.jpg"><img src="http://www.psicologialegale.it/wp-content/uploads/2008/07/immagine.thumbnail.jpg" border="0" alt="trauma adolescenza" width="144" height="144" align="left" /></a><span style="font-family: Calibri;">Un <strong>trauma</strong> <strong>precoce</strong> nella mente del bambino appena nato o della madre (diciamo nel periodo compreso tra un anno prima e dopo della<span> </span>nascita) può favorire un esordio psicotico nell’adolescente. E’ infatti stata riscontrata una correlazione tra traumi precoci e fenomeni dissociativi. L’evento traumatico finisce nella memoria procedurale ossia quella delle abilità acquisite, delle abitudini, delle azioni riflesse, della gestione ed espressione delle emozioni</span><span style="font-size: 7.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: #333333;"> </span><span style="font-family: Calibri;">e non <span> </span>in quella episodica, ossia nella memoria personale, composta di fatti; l’episodio quindi può rimanere lì latente, per poi scattare attivandosi il più delle volte durante l’adolescenza periodo delicatissimo durante il quale le radicali modificazioni che avvengono nel ragazzo generano una <span> </span>ridefinizione generale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify"><span style="font-family: Calibri;">Il bambino nel periodo di latenza (dai 5 anni alla pubertà) <span> </span>diventa più conformista e meno creativo, meno fantasioso e più aderente ai modelli delle figure di riferimento (in genere il padre e la madre), ma poi durante l’adolescenza i traumi vissuti<span> </span>che hanno lasciato esiti negativi possono, a volte anche improvvisamente, sprigionarsi. L’adolescenza infatti è una vera e propria terra di mezzo tra infanzia ed età adulta, è un momento di alto rischio, in cui la crescita diventa asimmetrica, si instaura in modo aspro il conflitto tra autonomia e dipendenza.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify"><span style="font-family: Calibri;">La <span> </span>branca della psicologia che studia lo sviluppo, parla di motivazioni o meglio di alcuni sistemi motivazionali :</span></p>
<p class="MsoListParagraphCxSpFirst" style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt; text-indent: -18pt"><span><span><span style="font-family: Calibri;">-</span><span style="font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 7pt; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; font-family: 'Times New Roman';"> </span></span></span><span style="font-family: Calibri;">la regolazione psichica delle richieste fisiologiche. </span></p>
<p class="MsoListParagraphCxSpMiddle" style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt; text-indent: -18pt"><span><span><span style="font-family: Calibri;">-</span><span style="font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 7pt; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; font-family: 'Times New Roman';"> </span></span></span><span style="font-family: Calibri;">Il bisogno innato dell’attaccamento.</span></p>
<p class="MsoListParagraphCxSpMiddle" style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt; text-indent: -18pt"><span><span><span style="font-family: Calibri;">-</span><span style="font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 7pt; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; font-family: 'Times New Roman';"> </span></span></span><span style="font-family: Calibri;">I bisogni esplorati vi ed assertivi .</span></p>
<p class="MsoListParagraphCxSpMiddle" style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt; text-indent: -18pt"><span><span><span style="font-family: Calibri;">-</span><span style="font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 7pt; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; font-family: 'Times New Roman';"> </span></span></span><span style="font-family: Calibri;">Il bisogno di agire in maniera antagonista e di evitamento.</span></p>
<p class="MsoListParagraphCxSpLast" style="margin: 0cm 0cm 10pt 36pt; text-indent: -18pt"><span><span><span style="font-family: Calibri;">-</span><span style="font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 7pt; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; font-family: 'Times New Roman';"> </span></span></span><span style="font-family: Calibri;">Il bisogno di soddisfazione sessuale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify"><span style="font-family: Calibri;">Questi sistemi motivazionali durante l’adolescenza entrano in rotta di collisione uno con l’altro. La sicurezza del<span> </span>bambino dipende dalla modalità di attaccamento<span> </span>con la madre e quindi dalla sicurezza che<span> </span>la stessa è stata in grado di trasmettergli.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify"><span style="font-family: Calibri;">Tra i vari stili di attaccamento:<span> </span>sicuro, ansioso-resistente, evitante e disorganizzato quest’ultimo è con maggiore frequenza il responsabile del successivo sviluppo di situazioni psicotiche.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify"><span style="font-family: Calibri;">In adolescenza il rischio è un fattore specifico di questa fase che si può attivare se la madre è disattenta esponendo il bambino a frequenti traumi e facendo mancare di conseguenza il contenimento di base. Non va sottovalutato che anche la trascuratezza può rappresentare un trauma per il bambino.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify"><span style="font-family: Calibri;">L’idealizzazione durante l’adolescenza può avvenire nei due sensi del termine:<span> </span>ossia tra valori e disvalori, con la possibilità di idealizzare quindi sia oggetti buoni che oggetti cattivi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify"><span style="font-family: Calibri;">Soprattutto in adolescenza la rabbia nasconde una forte fragilità, ed è un momento in cui, se si interviene, ancora si può fare molto prima che questi disturbi si strutturino.</span></p>
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		<title>I due volti dello stress.</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jun 2008 13:41:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott.ssa Loretta Cavazzini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ormai il termine è diventato di uso comune. E sta ad indicare l’esasperazione del modo di vivere, l’ansia che ne consegue, e la troppo forte sollecitazione alla quale si viene sottoposti ogni giorno.Stress ed ansia sono intimamente collegati, due facce della stessa medaglia. Lo stress in sostanza è la prima sollecitazione che l&#8217;organismo subisce quando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><a title="stress.jpg" href="http://www.psicologialegale.it/wp-content/uploads/2008/07/stress.jpg"><img src="http://www.psicologialegale.it/wp-content/uploads/2008/07/stress.thumbnail.jpg" alt="stress.jpg" align="left" /></a></p>
<p align="justify"><span><span style="font-family: Verdana;">Ormai il termine è diventato di uso comune. E sta ad indicare l’esasperazione del modo di vivere, l’ansia<span> </span>che ne consegue, e la troppo forte sollecitazione alla quale si viene<span> </span>sottoposti ogni giorno.</span></span><span style="font-family: Verdana;"><span>Stress ed ansia sono intimamente collegati, due facce della stessa medaglia.</span><span style="font-size: 7.5pt; line-height: 115%; color: black;"> </span><span style="color: black;">Lo stress in sostanza è la prima sollecitazione che l&#8217;organismo subisce quando è in atto un cambiamento nell&#8217;equilibrio tra organismo e ambiente. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Verdana;"><span style="color: black;">L&#8217;ansia è una sua possibile conseguenza</span><span> </span></span><span><span style="font-family: Verdana;">Esistono due tipi di stress, uno cosiddetto buono (eustress) l’altro cattivo. </span></span><span><span style="font-family: Verdana;">Le modalità di risposta agli agenti stressanti variano a seconda della persona.</span></span><span><span style="font-family: Verdana;"> L’eustress, ossia la capacità di reagire in caso di pericolo o di situazioni allertanti, non ci nuoce anzi da sempre ci ha aiutato a sopravvivere agli agenti esterni che rivestivano un rischio, è stato in realtà una medicamento o difesa dalle aggressioni dell’ambiente.</span></span><span style="font-family: Verdana;"><span>La stessa cosa non può essere detta nel caso in cui le situazioni stressanti si facciano continue esasperando quel fattore che potenzialmente era positivo fino a<span> </span>trasformare l’eustress in distress cioè, fattore patologico capace di causare molti guai interferendo con il sistema neuroendocrino e quindi attivando la produzione di ormoni che alla lunga potranno alterare il nostro sistema nervoso, cardiovascolare, ghiandolare e immunitario.</span><strong><span style="font-size: 7.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"> </span></strong></span><strong><span style="font-weight: normal; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;">Sono state individuate tre fasi nella risposta agli agenti stressanti</span></strong><span style="color: black;"><span style="font-family: Verdana;">.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: black;"><span style="font-family: Verdana;"></span></span><span style="color: black;"><span style="font-family: Verdana;">La <span style="text-decoration: underline;">fase <strong><span style="font-weight: normal; font-family: 'Verdana','sans-serif';">di allarme</span></strong></span>, l’agente stressante suscita nell&#8217;organismo un senso di allerta, definito arousal (attivazione), con conseguente attivazione dei processi psicofisiologici propri della reazione d&#8217;ansia (aumento del battito cardiaco, iperventilazione ecc.).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: black;"><span style="font-family: Verdana;">La <strong><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-weight: normal; font-family: 'Verdana','sans-serif';">fase di resistenza</span></span></strong>, nella quale l&#8217;organismo tenta di adattarsi alla situazione e gli indici fisiologici tendono a normalizzarsi anche se lo sforzo attuato è molto intenso. </span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="text-decoration: underline;"></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Verdana;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: black;">L<strong><span style="font-weight: normal; font-family: 'Verdana','sans-serif';">a fase dell&#8217;esaurimento</span></strong></span></span><span style="color: black;">, in cui l&#8217;organismo non riesce più a difendersi e la naturale capacità di adattamento viene a mancare.</span><span></span></span><span><span style="font-family: Verdana;">Tutta la ricerca sul cancro e la neuro-immunologia hanno da molto tempo rivolto l’attenzione a questo fattore per arrivare<span> </span>a comprendere le cause di questa trasformazione. Quindi bisognerebbe far si che lo stress giochi on noi il ruolo di alleato e non di nemico.</span></span></p>
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		<title>Dalla dipendenza materna ad altre dipendenze.</title>
		<link>http://www.psicologialegale.it/dalla-dipendenza-materna-ad-altre-dipendenze/2008/06/25/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Jun 2008 16:57:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott.ssa Loretta Cavazzini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sapendo che uno dei traguardi evolutivi è quello dell&#8217;autonomizzazione, proviamo a riflettere su quali siano le origini della dipendenza (non sufficiente capacità di autonomia) che si riscontra in alcune persone. Quando nasce Il bambino è totalmente dipendente, crescendo inizia il processo di esplorazione che, prevedendo l&#8217;esposizione naturale al pericolo, attiva le ansie dei genitori i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><a title="dipendenzeu.jpg" href="http://www.psicologialegale.it/wp-content/uploads/2008/07/dipendenzeu.jpg"><img src="http://www.psicologialegale.it/wp-content/uploads/2008/07/dipendenzeu.thumbnail.jpg" alt="dipendenzeu.jpg" width="135" height="140" align="left" /></a></p>
<p align="justify">Sapendo che uno dei traguardi evolutivi è quello dell&#8217;autonomizzazione, proviamo a riflettere su quali siano le origini della dipendenza (non sufficiente capacità di autonomia) che si riscontra in alcune persone.<br />
Quando nasce Il bambino è totalmente dipendente, crescendo inizia il processo di esplorazione che, prevedendo l&#8217;esposizione naturale al pericolo, attiva le ansie dei genitori i quali continuamente proporranno una maggiore vicinanza fisica. E&#8217; difficile infatti cercare di mantenere un equilibrio tra l&#8217;esposizione al pericolo e l&#8217;aiuto all&#8217;esplorazione.</p>
<p align="justify">Un altro possibile ostacolo può verificarsi se ci sono stati problemi al momento della nascita del bambino, ad es. la mamma abbia sofferto di psicosi puerperale (depressione post-partum), questo ovviamente altera il rapporto madre/figlio generando in conseguenza un rifiuto e/o difficoltà a separarsene.Il bambino perciò si allontanerà dall&#8217;esplorazione perché riterrà che tutto è pericoloso e quindi nulla può essere fatto se non si è insieme a qualcuno, divenendo perciò insicuro, soprattutto se punito. Potrà sviluppare problemi importanti sul piano relazionale ed anche sul piano affettivo che si porterà dietro riproponendo nella vita adulta le prime esperienze dell&#8217;attaccamento.</p>
<p align="justify">Vediamo un altro fattore che può generare dipendenza: inizialmente il bambino non riesce ancora a parlare, se i genitori però sono ansiosi anticiperanno ciò che vuole dire ostacolando ancora una volta il suo processo di crescita e di autonomia.<br />
Le separazioni dalle figure di riferimento nel primo anno di vita del bambino possono creare problemi, a volte seri. Spesso si può generare confusione tra separazione e perdita e di conseguenza ansia abbandonica, ossia la paura di non rivedere la persona che si è semplicemente allontanata; poi però, se tutto funziona come dovuto, il bambino apprende con l&#8217;esperienza, che la persona in questione non lo ha abbandonato. Un altro possibile fattore: la scuola materna e l&#8217;ansia da separazione.<br />
All&#8217;asilo inizia la fase della socializzazione durante la quale il bambino si accorge di non esserci solo lui, l&#8217;insegnante ad esempio è una figura di riferimento condivisa tra lui ed i suoi compagni&#8230; ed iniziano ad apparire alcuni aspetti caratteristici della personalità del bambino. Quante volte sentiamo dire dai genitori: non voglio stressarlo, oppure, il bambino non va frustrato&#8230; ma questa non è la via migliore per la crescita, il bambino così non svilupperà una tolleranza alla frustrazione, che invece è un elemento determinante per il suo processo di autonomia. Infatti poi all&#8217;età di 18 &#8211; 20 anni sarà il mondo a chiederglielo e lui non sarà in grado di rispondere alle istanze esterne ed i genitori saranno responsabili di aver bloccato il suo processo di sviluppo.Si arriva poi alla scuola elementare che, anno dopo anno, ci trasporta verso un periodo veramente difficile: l&#8217;adolescenza. In questa fase avviene un cambiamento importantissimo per i ragazzi: la pubertà con tutta la rivoluzione che ne consegue, il cambiamento fisico: l&#8217;arrivo delle mestruazioni per le ragazze, il cambiamento di voce nei ragazzi, la crescita dei peli&#8230; tutte cose che portano a confrontarsi con una immagine vissuta come inadeguata.<br />
I distacchi e le separazioni che sono fisiologiche di questo periodo non è detto che debbano necessariamente avvenire per mezzo di rotture, contrasti o rifiuti; possono anche avvenire in modi diversi; il confronto con i coetanei inizia ad avere una grande rilevanza e gli amici posseggono in questa fase un immenso potere.I pari possono ostacolare o bloccare il processo di autonomizzazione.<br />
All&#8217;interno del gruppo iniziano a definirsi i ruoli di amicizia a vedere chi è leader o gregario ad esempio&#8230;, intanto l&#8217;adolescente comincia ad individuarsi e comincia a sviluppare l&#8217;identità personale. E&#8217; questo il momento in cui inizia a strutturarsi l&#8217;immagine di sé.<br />
Bloccare la fase di individuazione significa bloccare il processo di crescita e la capacità di confrontarsi con l&#8217;altro.La soddisfazione immediata di un bisogno personale, che abbiamo visto nel bambino, favorirà poi una incapacità a differire il bisogno stesso ad altro momento e questo è uno dei fattori importantissimi nello sviluppo delle tossicodipendenze.<br />
A volte si instaura un processo dicotomico per categorie contrastanti come: sono buono o cattivo, tutto o nulla, bianco o nero&#8230;che, in alcuni casi, potrebbero condurre alla nevrosi. Il ruolo dei genitori in questa fase è fondamentale.</p>
<p align="justify">Il gruppo dei pari può essere anche una potenziale risorsa ma, in alcuni casi, trasformarsi in un ostacolo a seconda delle sue regole interne.Il ragazzo prova un desiderio di appartenenza e vive in conflitto tra autonomia e dipendenza, molti atti di devianza e di microcriminalità sono interpretabili nell&#8217;adolescenza come una pressante richiesta di attenzione. L&#8217;adolescente ha bisogno della &#8220;base sicura&#8221; dalla quale partire, esplorare, ed alla quale poi poter fare ritorno. In carenza di ciò si sviluppa una assenza di punti di riferimento. Il giovane vuole divertirsi e sperimentare. E&#8217; in questa fase che si sviluppano problemi con l&#8217;immagine che viene fornita loro come modello, e quindi con il proprio corpo, con il proprio peso&#8230;<br />
Una delle forme più forti di dipendenza poi è l&#8217;innamoramento&#8230; che merita un capitolo a parte.Parlando di altre forme di dipendenza, ed entrando così nel campo delle tossicodipendenze, farò riferimento qui di seguito solo ad alcuni tipi di sostanze a titolo di esempio tralasciando molte altre forme di dipendenze vecchie e nuove e non meno pericolose come internet, gioco d&#8217;azzardo, cibo, alcol, nicotina&#8230; Per poter parlare di dipendenza in ambito psicopatologico debbono esistere alcuni requisiti codificati dal DSM4 (manuale diagnostico di tipo sintomatologico che tende a delineare i disturbi per inserirli in un quadro quanto più chiaro possibile e condiviso) come malattia cronica con molte recidive anche a distanza di anni&#8230;<br />
Nella dipendenza ad es. da oppiacei (eroina) vengono stimolati i centri del piacere gli effetti psichici immediati sono il flash o sballo: esplosione di intenso piacere, simile ad un orgasmo sessuale caratterizzato da sensazioni di stordimento e benessere al quale poi seguono, dopo pochi minuti, un rallentamento dell&#8217;attività psichica accompagnato da sedazione, sonnolenza e stordimento il cd. &#8220;entrare in palla&#8221;. Per arrivare ad una diagnosi debbono verificarsi fenomeni di assuefazione, al sopraggiungere dei quali la persona necessita il progressivo aumento di dose della sostanza; e fenomeni di astinenza che compaiono 10 &#8211; 48 ore dopo l&#8217;ultima somministrazione e che dura circa 1 settimana e raggiunge il suo picco dopo 3 o 4 giorni aumentando in pratica la necessità dei recettori oppiacei di assumere la sostanza (si passa con estrema rapidità dal &#8220;devo farmi per provare piacere&#8221; al &#8220;devo farmi per non star male&#8221;). L&#8217;astinenza provoca sintomi devastanti: vomito, tremori, mal di pancia, sudorazione, mal di schiena, movimenti involontari&#8230; sintomi eclatanti. Inoltre essendo un oppiaceo impedisce la produzione personale di endorfine che servono alla sopportazione del dolore. I sintomi dell&#8217;astinenza sono inoltre caratterizzati da una invincibile insonnia. Si arriva ad essere disposti a qualunque cosa per uscirne ed è proprio con l&#8217;astinenza che si instaura l&#8217;escalation della degradazione.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Le diverse sostanze neuro psicotrope possono portare a cambiamenti permanenti della persona. Prendiamo ad esempio l&#8217;eroina, la prima volta come abbiamo detto provoca piacere, è un farmaco anestetizzante al dolore, ci fa sentire forti, fa compiere atti che normalmente non si compierebbero in quanto impermeabilizza dalle emozioni, sia positive che negative. Inizialmente il suo effetto dura 30 minuti &#8211; 1 ora con differenze se fumata iniettata o sniffata. Appena si instaura la dipendenza tutta la giornata è scandita dall&#8217;eroina, tutti i pensieri sono rivolti a lei, la vita diventa impossibile per il dipendente e il più delle volte anche per chi vive al suo fianco.<br />
La cocaina invece, è una sostanza stimolante, come l&#8217;anfetamina, ma che agisce più velocemente, da prontezza di riflessi, fiducia e benessere; può dare dipendenza anche se un po&#8217; meno da un punto di vista organico, non provoca astinenza come gli oppiacei ma da la compulsione. Il bisogno di cocaina rende il controllo impossibile, di qualunque dose sia in possesso la persona, la sniffa e fino alla fine.L&#8217;ascolto, l&#8217;accoglienza ed il riconoscimento funzionano con i tossicodipendenti; è vero che le loro reazioni sono spesso manipolative ma non infruttuose. Porsi nella posizione di dire ti comprendo serve senza dubbio più che tentare l&#8217;imposizione seppure verbale. La droga è invasiva per qualsiasi rapporto, condiziona tutta la giornata e tolto quello non rimane che il nulla.<br />
L&#8217;ecstasy ha degli effetti che iniziano 30 minuti dopo l&#8217;assunzione e durano per qualche ora e sono influenzati da quanta sostanza si assume, da ciò che ci si aspetta dalla sostanza e dalle aspettative di ciascuno, in genere funziona da catalizzatore degli stati d&#8217;animo del soggetto con proprietà introspettive.<br />
Il metadone, anch&#8217;esso un oppiaceo, riduce gli effetti dell&#8217;eroina e per questo viene utilizzato, nei s.e.r.t. per il trattamento della dipendenza da questa sostanza.<br />
Gli acidi (LSD) con allucinazioni e dispercezioni producono un effetto di 4 &#8211; 6 ore per un accesso ai propri contenuti.Non vanno dimenticate tra le sostanze che provocano dipendenza fisica e psicologica alcuni psicofarmaci come le benzodiazepine, rispondono a tutti i principi delle droghe anche se abbassano il livello d&#8217;ansia, sono difficili da scalare, perchè riducendone l&#8217;assunzione riaffiora tutto il mondo, l&#8217;età, i problemi di chi se ne serve. Inoltre possono dare sonnolenza, decadimento delle performance psicointellettiva, difficoltà di coordinazione motoria, minor rendimento nelle attività quotidiane, maggior rischio di infortuni o incidenti, particolarmente in associazione con alcol, nonché l&#8217;accentuazione di problemi epatici.</p>
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		<title>Sui rapporti genitori e figli</title>
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		<pubDate>Wed, 28 May 2008 18:38:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott.ssa Loretta Cavazzini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti dei Minori]]></category>
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		<description><![CDATA[I cambiamenti sociali avvenuti nella seconda metà del secolo scorso hanno fortemente modificato la nostra società ed, in conseguenza, il tipo di rapporto tra le persone. La famiglia non si è sottratta a questi cambiamenti e modificazioni ed il rapporto tra genitori e figli è stato modificato sotto molti punti di vista. Basti pensare alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><img src="http://www.psicologialegale.it/wp-content/uploads/2008/05/paper-family.jpg" alt="Genitori e figli" align="left" height="136" hspace="7" vspace="3" width="221" />I cambiamenti sociali avvenuti nella seconda metà del secolo scorso hanno fortemente modificato la  nostra società ed, in conseguenza, il tipo di rapporto tra le persone. La famiglia non si è sottratta a questi cambiamenti e modificazioni ed il rapporto tra genitori e figli è stato modificato sotto molti punti di vista. Basti pensare alla moltiplicazione di agenzie formative che influenzano non solo il comportamento, ma anche e soprattutto l&#8217;acquisizione e lo sviluppo di valori socio-culturali e formativi.</p>
<p align="justify"> Tra i cambiamenti avvenuti e che possono essere d&#8217;interesse per quanto ci riguarda sono da segnalare le condizioni di vita concreta in cui viene a trovarsi la famiglia di oggi, non più patriarcale e con genitori, nella maggior parte dei casi, tutti due impegnati fuori casa per motivi di lavoro. Ciò comporta, come evidente conseguenza,  una minore disponibilità di tempo da dedicare ai figli, siano essi piccolissimi  o, comunque, in età scolare.</p>
<p align="justify">Alla scarsità di presenza delle figure genitoriali supplisce , in buona parte anche positivamente, il nido, la scuola materna o la scuola in generale, realtà che contribuiscono sicuramente allo sviluppo sociale dei bambini  e che formano parte delle istituzioni preposte per la loro crescita armonica.<br />
Un altro ruolo di supplenza, che può essere meno positivo, viene giocato dalla televisione e dai giochi elettronici.<br />
Frequentemente, parlando con genitori giovani delle difficoltà che incontrano nell&#8217;educazione dei figli, ricorre ripetutamente la scarsità di tempo a disposizione per poter garantire una maggiore presenza nella loro vita. Ma bisogna dire che la maggior parte dei genitori si è data e dà una risposta che loro vorrebbero fosse tranquillizzante e li permettesse di tacitare la voce della loro coscienza. &#8220;E&#8217; vero &#8211; dicono &#8211; che abbiamo poco tempo da dedicare al figlio o ai figli, ma  suppliamo la scarsa quantità del tempo loro dedicato con la qualità: in fin dei conti, quello che conta è la qualità del rapporto, non la quantità di ore passate con loro&#8221;. Si tratta di una giustificazione difficile da contestare: nessuno può mettere in dubbio che l&#8217;efficacia di un rapporto stia nella sua qualità e che non sempre le ore passate insieme sono espressione di rapporto e meno ancora di un buon rapporto.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Tuttavia ai genitori va segnalato un aspetto che a volte dimenticano, dando per acquisito qualcosa che acquisito non è. Un rapporto va alimentato e mantenuto con la qualità della presenza, ma prima di essere alimentato e mantenuto il  rapporto deve essere creato  e come si fa a creare un rapporto valido se non si garantisce una certa quantità di presenza?  Per mantenere un  rapporto può bastare la qualità, ma il rapporto non può esistere se, almeno all&#8217;inizio, non è stata garantita una certa quantità di presenza. Questo aspetto quantitativo del rapporto è strettamente legato ad un&#8217;altra caratteristica che è garanzia della qualità del rapporto ma che, in certa misura è anche legata alla durata del tempo dedicato ai figli: questa caratteristica è la disponibilità.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Disponibilità implica, almeno, essere in grado di soddisfare due esigenze: una di tempo dedicato, un&#8217;altra di attenzione ai contenuti. Cioè, se un figlio richiede la presenza di un genitore in un qualsiasi momento della sua giornata, è evidente che desidera che il genitore si intrattenga con lui (tempo) e che con lui faccia determinate cose: gioco, lettura di fiabe, costruzioni, ecc (contenuto). Come sarebbe possibile garantire la qualità del rapporto se queste due esigenze fossero disattese?</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Confermiamo senz&#8217;altro la validità dell&#8217;affermazione dei genitori sull&#8217; importanza della qualità del rapporto con i figli, anche come parziale rimedio ad un problema di quantità di presenza, ma non possiamo negare che non esiste qualità senza una proporzionata ed equilibrata dose di quantità e che senza disponibilità la stessa qualità può venir meno o essere molto deteriorata.</p>
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		<title>Affido condiviso: un pò di storia.</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Mar 2008 17:35:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott.ssa Loretta Cavazzini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Affido condiviso]]></category>
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		<description><![CDATA[Due anni fa, l’8 febbraio 2006, il Parlamento italiano approvava la legge n. 54, recante “Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli”. La legge, composta da cinque articoli, sostanzialmente sostituisce l’articolo 155 del codice civile ed introduce delle modifiche all’articolo 708 del codice di procedura civile. Dopo due anni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.psicologialegale.it/wp-content/uploads/2008/08/marriage_031008a.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-478" title="marriage_031008a" src="http://www.psicologialegale.it/wp-content/uploads/2008/08/marriage_031008a.jpg" alt="" width="190" height="126" /></a>Due anni fa, l’8 febbraio 2006, il Parlamento italiano approvava la legge n. 54, recante “<strong>Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli</strong>”. La legge, composta da cinque articoli, sostanzialmente sostituisce l’articolo 155 del codice civile ed introduce delle modifiche all’articolo 708  del codice di procedura civile.<br />
Dopo due anni di applicazione della legge, mi sembra opportuno segnalare alcuni problemi che emergono dalla sua applicazione, segnalando in primo luogo la validità di un intervento legislativo che pone al centro dell’attenzione l’interesse del minore, favorendo anche un accordo tra i genitori per quanto riguarda il bene dei figli.<br />
Il primo punto da sottolineare ci sembra l’affermazione con cui si apre il nuovo articolo 155 del codice civile: “Anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale”. Sacrosanto principio la cui validità non può che essere pienamente condivisa. Ma accanto alla condivisione, andrebbe valutato, nello studio dei singoli casi, quanto tale principio sia trascurato e violato nelle variatissime cause di separazione e di conseguente affido dei minori.</p>
<p style="text-align: justify;">Non possediamo dati statistici al riguardo, ma sulla base dell’ esperienza e della letteratura sull’argomento, è facile dedurre che se tale principio fosse applicato con identici criteri da ambo i genitori, le cause di separazione, in particolare per quanto riguarda l’aspetto degli affidi, probabilmente non avrebbero motivo di essere. Nella maggior parte dei casi, infatti, non è la non accettazione di tale principio che porta a disaccordi tra i genitori rispetto ai rapporti con i figli, ma la diversa interpretazione che i genitori danno del loro operare o dell’operare del coniuge.<br />
Un secondo punto merita, a mio avviso, particolare attenzione. La legge dice:”Il Giudice…adotta i provvedimenti relativi  alla prole con esclusivo (la sottolineatura è mia) riferimento all’interesse morale e materiale di essa”. Tutti conosciamo la complessità della maggior parte delle cause di separazione, in particolare quando sono implicati figli e soprattutto figli minori.  Ma questa complessità non può portare il Giudice a dimenticare che i suoi provvedimenti debbano rispondere esclusivamente all’interesse del minore: non è difficile riscontrare sentenze dalle quali non si evince con chiarezza questa esclusività di riferimento al bene del minore, che appare sostanzialmente dimenticato. E non è solo il protrarre per tempi insostenibili una decisione, fatto che già di per sé nuoce all’equilibrio del minore, sottoposto ad una interminabile situazione conflittuale, ma anche certe decisioni che sembra tendano più a dare risposte alle esigenze degli adulti che al bene esclusivo del minore. Per maggiore garanzia di rispettare l’esclusivo riferimento all’interesse dei minori, la legge offre al Giudice la possibilità di sentirlo direttamente nel caso abbia compiuto i dodici anni di età oppure,  anche se di età inferiore, “ove capace di discernimento”. Si capisce una certa resistenza a portare un bambino in tribunale, difficoltà che può essere attutita utilizzando gli accorgimenti a tutti conosciuti, ma ci si dimentica del male maggiore a lui causato da un protrarre per mesi ed anche anni una situazione di insicurezza affettiva, quando non anche di ricatti tra i genitori essendone lui la vittima.<br />
Vorrei accennare, prima di finire, ad un altro problema che  sorge nell’applicazione di questa legge  dell’affido condiviso.  La legge recita: Il giudice “valuta prioritariamente  la possibilità che i figli minori restino affidati a entrambi i genitori”. Poco da dire  su questa valutazione di priorità,  purchè, come la stessa legge sottolinea di seguito, si  fissino  le modalità di attuazione tenendo conto delle disponbilità dei genitori e delle esigenze dei figli.</p>
<p style="text-align: justify;">Con genitori in disaccordo, come frequentemente accade, non è facile arrivare ad una valutazione positiva, in quanto un affido condiviso creerebbe più problemi di quanti potrebbe risolvere. Ci sembra che, in alcuni casi, l’affido condiviso sia più un punto di arrivo che un punto di partenza; un punto di arrivo da raggiungere anche attraverso un aiuto ai genitori affinché siano anche loro e soprattutto loro ( e non solo il giudice) garanti e realizzatori degli interessi morali e materiali dei figli.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff6600;">Per richiedere una Consulenza Tecnica di Parte dei nostri psicologi o una Consulenza Legale e per fissare un appuntamento puoi inviare una email all’indirizzo <span style="color: #ff6600;"><a title="Richiedi info o Servizio" href="mailto:info@psicologialegale.it" target="_blank">info@psicologialegale.it</a></span> o chiamare il numero </span></strong><span id="__skype_highlight_id" class="skype_tb_injection" onmousedown="SkypeSetCallButtonPressed(this, 1,0,0)" onmouseup="SkypeSetCallButtonPressed(this, 0,0,0)" onmouseover="SkypeSetCallButton(this, 1,0,0);skype_active=SkypeCheckCallButton(this);" onmouseout="SkypeSetCallButton(this, 0,0,0);HideSkypeMenu();"><span id="__skype_highlight_id_left" class="skype_tb_injection_left" title="Skype actions" onmouseover="SkypeSetCallButtonPart(this, 1);" onmouseout="SkypeSetCallButtonPart(this, 0);"><span id="__skype_highlight_id_left_adge" class="skype_tb_injection_left_img" style="background-image: url(chrome://skype_ff_toolbar_win/content/cb_normal_l.gif);"><img class="skype_tb_img_adge" style="height: 11px; width: 7px;" src="chrome://skype_ff_toolbar_win/content/cb_transparent_l.gif" alt="" height="11" /></span><span id="__skype_highlight_id_left_img" class="skype_tb_injection_left_img" style="background-image: url(chrome://skype_ff_toolbar_win/content/cb_normal_m.gif);"><img class="skype_tb_img_flag" style="padding: 0px 1px 1px 0px; width: 16px; top: 0px; left: 1px;" src="chrome://skype_ff_toolbar_win/content/famfamfam/it.gif" alt="" /><img class="skype_tb_img_space" style="margin: 0px; padding: 0px; height: 1px; width: 1px;" src="chrome://skype_ff_toolbar_win/content/space.gif" alt="" width="1" height="1" /><img class="skype_tb_img_space" style="margin: 0px; padding: 0px; height: 1px; width: 1px;" src="chrome://skype_ff_toolbar_win/content/space.gif" alt="" width="1" height="1" /><img class="skype_tb_img_arrow" src="chrome://skype_ff_toolbar_win/content/arrow.gif" alt="" /><img class="skype_tb_img_space" style="margin: 0px; padding: 0px; height: 1px; width: 1px;" src="chrome://skype_ff_toolbar_win/content/space.gif" alt="" width="1" height="1" /><img class="skype_tb_img_space" style="margin: 0px; padding: 0px; height: 1px; width: 1px;" src="chrome://skype_ff_toolbar_win/content/space.gif" alt="" width="1" height="1" /></span></span><img class="skype_tb_img_space" style="margin: 0px; padding: 0px; height: 1px; width: 1px;" src="chrome://skype_ff_toolbar_win/content/space.gif" alt="" width="1" height="1" /><span id="__skype_highlight_id_right" class="skype_tb_injection_right" title="Call this phone number in Italy with Skype: +39067809928" onmouseover="SkypeSetCallButtonPart(this, 1)" onmouseout="SkypeSetCallButtonPart(this, 0)"><span id="__skype_highlight_id_innerText" class="skype_tb_innerText" style="background-image: url(chrome://skype_ff_toolbar_win/content/cb_normal_m.gif);"><img class="skype_tb_img_space" style="margin: 0px; padding: 0px; height: 1px; width: 1px;" src="chrome://skype_ff_toolbar_win/content/space.gif" alt="" width="1" height="1" /><img class="skype_tb_img_space" style="margin: 0px; padding: 0px; height: 1px; width: 1px;" src="chrome://skype_ff_toolbar_win/content/space.gif" alt="" width="1" height="1" /><img class="skype_tb_img_space" style="margin: 0px; padding: 0px; height: 1px; width: 1px;" src="chrome://skype_ff_toolbar_win/content/space.gif" alt="" width="1" height="1" /><img class="skype_tb_img_space" style="margin: 0px; padding: 0px; height: 1px; width: 1px;" src="chrome://skype_ff_toolbar_win/content/space.gif" alt="" width="1" height="1" />06/7809928</span><span id="__skype_highlight_id_right_adge" class="skype_tb_injection_left_img" style="background-image: url(chrome://skype_ff_toolbar_win/content/cb_normal_r.gif);"><img class="skype_tb_img_adge" style="height: 11px; width: 19px;" src="chrome://skype_ff_toolbar_win/content/cb_transparent_r.gif" alt="" height="11" /></span></span></span></p>
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