Ogni mattino Carlo si scopre innamorato della stessa donna, Elena, e la corteggia timidamente sebbene lei sia già sua moglie e lui non lo ricordi.
E’ la trama del cortometraggio “Ogni Giorno” con Stefania Sandrelli e Carlo delle Piane, realizzato da SKY Cinema e Nuvola Film con il sostegno della Federazione Alzheimer Italia, che narra con delicatezza un’esperienza drammatica come la malattia di Alzheimer, che colpisce la memoria, e che cancella i ricordi di una vita.
La malattia di Alzheimer è la forma di demenza più diffusa nei paesi industrializzati. In Italia colpisce circa 600.000 persone e si calcola che nei prossimi vent’anni questa cifra raddoppierà.
Si tratta di una forma di demenza progressiva, dovuta a un processo degenerativo a carico di numerose cellule nervose della corteccia cerebrale e di altre aree del cervello.
Prende il nome dal medico tedesco Alois Alzheimer che nel 1906 osservò alcuni cambiamenti nei tessuti cerebrali di una donna morta a causa di un’insolita malattia mentale.
Il Dr. Alzheimer trovò gruppi anomali e fasci aggrovigliati di fibre nervose. Gli agglomerati sono oggi definiti placche amiloidi e i fasci di fibre aggrovigliate sono detti viluppi neuro-fibrillari.
La spiegazione corrente dei meccanismi della malattia di Alzheimer è quella della distruzione dei neuroni, soprattutto in alcune aree cerebrali, a causa di queste due formazioni patologiche: le placche contenenti la proteina beta-amiloide e i grovigli neuro fibrillari contenenti la proteina tau, due sostanze presenti fisiologicamente nel cervello.
Gli scienziati hanno poi individuato altri cambiamenti nel cervello delle persone vittime di Alzheimer: una perdita di cellule e di vie nervose nelle aree del cervello vitali per la memoria e per altre abilità mentali e anche un abbassamento dei livelli di alcune sostanze chimiche presenti nel cervello che mediano la comunicazione di messaggi complessi tra le cellule nervose.
Uno dei primi sintomi dell’Alzheimer è costituito dalla perdita di memoria, inizialmente lieve e col tempo sempre più estesa, soprattutto per quel che riguarda la memoria a breve termine. Altri sintomi sono:
- disorientamento,
- perdita della capacità di attenzione e di orientamento,
- difficoltà nel calcolo,
- ansia,
- depressione,
- disturbi di personalità.
Da una ricerca, condotta da Rocca et al. del Mayo Clinic College of Medicine di Rochester, Usa su circa quattromila parenti di primo grado di persone con Parkinson, è risultato che nei familiari di malati di Parkinson il rischio di declino cognitivo o di Alzheimer cresce del 37%.
Tale rischio aumenta fino al 73% nei parenti dei soggetti che sviluppano il Parkinson prima dei 66 anni.
Secondo gli autori dello studio, che è stato pubblicato su “Archives of Neurology”, i risultati suggeriscono l’esistenza di una serie di fattori di rischio comuni ad Alzheimer e Parkinson, forse anche di tipo genetico.
A oggi per la cura della malattia d’Alzheimer non ci sono farmaci che possono portare a completa guarigione, ma esistono farmaci che possono rallentarne la progressione e ridurre alcuni sintomi come, ad esempio, l’aggressività, l’ansia, deliri ed allucinazioni, depressione, disturbi del sonno.
Forse in futuro un esame del sangue riuscirà a individuare il declino cognitivo in arrivo. Gli scienziati ci stanno lavorando in tutto il mondo.
Negli Usa, ricercatori dell’Università di Stanford, California, hanno messo a punto un test, pubblicato a ottobre su “Nature Medicine”, che riconosce, nove volte su dieci, i malati di Alzheimer.
Gli scienziati hanno scoperto che nel sangue di chi è destinato all’Alzheimer sono presenti, anche nelle primissime fasi della malattia, dosi caratteristiche di 18 proteine che servono a far comunicare le cellule fra loro.
Nonostante sia di indubbio interesse, questo studio richiede di essere confermato.
In Italia, uno studio, apparso ad agosto su “Molecular Psychiatry”, ha proposto un nuovo marcatore della malattia di Alzheimer, misurabile nel sangue mediante un piccolo prelievo.
I dati mostrano anche una correlazione positiva del parametro con l’età, osservazione che suggerisce come la maggiore utilità del marcatore riguardi i pazienti fino a 75 anni di età.
Il risultato è frutto di una collaborazione tra due gruppi italiani delle Università di Pavia (coordinato da Stefano Govoni del Dipartimento di Farmacologia) e di Brescia (Maurizio Memo del Dipartimento di Scienze Biomediche e Biotecnologie) e di un progetto di ricerca realizzato con i fondi del Ministero dell’Università e della Ricerca.
Si tratta di esami che, per il momento, sono da utilizzare unicamente in ambito di ricerca e non nella pratica clinica.
Di grande importanza è l’assistenza fisica e psichica al malato, che non sempre può essere garantita dai suoi familiari e in alcuni casi va affidata a figure professionali specializzate.
La malattia, infatti, ha un forte impatto sociale della malattia e porta con sé la crescente necessità di supportare le famiglie coinvolte nel loro compito assistenziale, con interventi socio-sanitari ancora oggi molto scarsi.
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One Response
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A proposito di Alzheimer le sottopongo brevemente il mio caso:
Mio zio era malato di alzheimer (purtroppo deceduto tre mesi fa).
Inizio febbraio 2007 ha firmato un testamento pubblico in cui risulta come erede universale la sua compagna con cui conviveva da anni, preciso che la convivenza (soprattutto negli ultimi 5 anni) con la signora è sempre stata difficile.
Ho la forte sensazione che la signora gli abbia fatto firmare il testamento come erede universale proprio in un momento in cui mio zio non era più completamente capace d’intendere e di volere. Mio zio è stato riconosciuto malato di alzheimer nel dicembre 2006, infatti da un referto medico inerente ad una valutazione geriatrica con test specifici, risulta che nell’amministrazione delle proprie finanze mio zio non era completamente autonomo (solo acquisti modesti e non operazioni bancarie) e anche dal quadro generale ha ottenuto un punteggio IADL di 12/19 che depone per un’autonomia parziale.
In questo caso i miei forti dubbi sulla sua volontà di firmare il testamento e sulla sua piena capacità d’intendere e di volere sono legittimi? e in caso cosa posso muovermi
grazie